Organizzata da Canon Italia e parte dell’evento itinerante Canon “Capture the Future Tour”, il 10 Agosto 2019 si inaugurerà a Moneglia (Genova) la Mostra ”Fotogrammi di una Ricerca: da 1/8 a 1/1000″ di Massimo Lovati, noto fotografo, artista e giornalista.
La mostra è costituita da 30 fotografie di sport montate su 15 pannelli bifacciali di dimensioni 1m x 2m, selezionate da più di trent’anni di lavori del fotografo.
Dalle ore 22, nella vicina piazzetta delle Poste, seguirà una proiezione di fotografie sportive, con commento e approfondimento dell’autore sul tema “Come interpretare il movimento, l’azione, o bloccare il movimento: cioè creatività e comunicazione nel fotografare un evento di sport”.
La mostra resterà aperta dal 10 al 20 Agosto 2019, dalle ore 20 alle ore 23, nei locali della Libreria comunale, in corso Libero Longhi 36.

Da un mix di casualità e di consapevolezza tecnica ed estetica è reso possibile quel suo “catturare un’azione spontanea” («Catturare un’azione spontanea, piuttosto che studiare attentamente una posa, rappresenti sul piano estetico l’uso più valido ed espressivo della fotografia», Stanley Kubrick ) ed ottenere opere capaci di cogliere il flusso di energia che ha di fronte, sapientemente pregnanti, ciascuna emblematica e/o ricca di connotazioni simboliche, perché innestata su un tessuto – esplicito-implicito – di tanti anni di ricerca e di conoscenza. (Giuseppina Lanera)

Non è importante da dove un’immagine abbia origine, quanto piuttosto appare fondamentale il “tratta­mento” che di tale immagine l’artista che la fissa realizza, in funzione della propria poetica. (…) Lovati, artista e fotografo, che da ormai più di trent’anni utilizza lo sport come pretesto appunto per le sue operazio­ni estetiche, interpretando – e così innalzando le questioni sul piano dell’arte –forme, colori e corpi in movimento. E proprio il movimento appartiene alla cultura fotografica di Lovati, che lo sa cogliere nel suo dinamismo piu alto e concreto. In questa mostra il fil rouge che pervade tutte le opere e accompagna il visitatore dall’inizio alla fine è l’idea della rappresentazione del movimento, dell’interpretazione della dinamicità, del colore dell’azione e dei gesti degli atleti. Fotografia come arte, creatività che esula dalla mera documentazione dell’evento di sport. (Pierfrancesco Giannangeli)

Brevi note su Massimo Lovati

Massimo Lovati esordisce come pittore e grafico, allievo di Rocco Borella. Nel 1976 aderisce al collettivo R.E.C. (Ricerche Estetiche Concrete) espone il suo progetto “Sequenze cromatiche complementari” e fonda con altri artisti il Centro di Produzione.
Partecipa a diverse mostre collettive di prestigio, tra cui “Costruttivismo, Strutturalismo, Neoconcretismo, Nuova pittura” e presenta in quegli anni diversi progetti: “Il monolite, ovvero il panorama occluso, riflesso, fotografato”, l’Azione/installazione “Il monumento come supporto, il monumento che nasconde”, “Strutture modulari” e “Spazio Cromatico”.
Inizia a sperimentare in fotografia con immagini in bianco e nero per le strade di Genova, dando un volto agli “invisibili”, agli emarginati e agli homeless, con scatti spesso ripresi dai quotidiani della città e pubblicati alcuni anni dopo nel minibook “I diseredati”, a cura dell’associazione culturale 1015.
Seguono, nel 1981, la performance “Automanifestazione e autoidentificazione corporea”, con l’uso della Polaroid, e le mostre “Carene” e “Garibaldi vis a vis sé guardante precario doppio”.
Negli anni 80 inizia le sue ricerche sul dinamismo ed entra in contatto con il mondo dello Sport.
Due sono i versanti tematici di Lovati: verosimiglianza e de-formazione. Con l’uso esasperato di grandangoli e teleobiettivi, la verosimiglianza lo porta a esaltare l’azione e il gesto degli atleti nelle più importanti manifestazioni sportive internazionali, contribuendo a innovare la fotografia tradizionale sportiva. Con la de-formazione, invece, reinterpreta creativamente e artisticamente le forme e i colori del movimento e del dinamismo, sia in fase di ripresa che in fase di elaborazione. Lovati ha continuato ad operare sul versante della comunicazione e dell’arte in parallelo fino al 2000, anno in cui ha spostato l’attenzione principalmente sulla macchina fotografica come strumento per produrre arte. Il suo sguardo non è rivolto solo allo sport, ma entrano il paesaggio, tradizionale e urbano, e l’individuo, sempre interpretati fotograficamente in chiave “dinamica” e concettuale.

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